IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO

 Il perturbante nel cinema non è mai stato così realistico

cervo sacro 1

IL FILM
Ultima (ri)uscita del regista Yorgos Lanthimos, il film vanta un grande cast: Colin Farrell (il cardiochirurgo Steven), Nicole Kidman (Anna, oftalmologa e moglie di Steven), Barry Kheogan (Martin) tanto da ottenere il premio come miglior sceneggiatura al festival di Cannes 2017 e commentato come una rivisitazione contemporanea del mito di Ifigenia in Aulide di Euripide.
Il regista greco è minimalista nella scelta del setting e dei personaggi.
Cincinatti (USA), i Murphy e la loro grande casa.

LA TRAMA
Tutta la famiglia si struttura intorno alle figure incredibilmente professionali dei genitori rispettivamente un cardiologo e una oftalmologa. Un mondo, il loro, fatto di successo, lusso, circoli intellettuali ma toccato da una terrena mediocrità di sentimenti; i loro dialoghi sono sterili come le sale operatorie in cui operano e gli sguardi totalmente infelici.  Una fredda aspirazione al successo che viene proiettata sui figli la cui aridità affettiva lascia lo spettatore disarmato. A 14 anni Kim accoglie un giovane amico del padre, il 16enne Martin, annunciando serenamente l’arrivo del ciclo la settimana precedente, come fosse la notizia più normale da dare ad uno sconosciuto. Non appare felicità sul suo volto, la voce è monotono.
La relazione, dai tratti fortemente ambigui, tra Steven e Martin è il perno del film.

Sappiamo di Martin poche ma significative informazioni: è stato un paziente di Steven e presenta evidenti problemi psicologici, suo padre è morto a causa di complicazioni mediche dopo un incidente stradale, è in uno stato di vera e propria dipendenza affettiva verso il cardiologo il quale pare ricambiare l’affetto fino a circa metà della pellicola quando l’ossessione del ragazzo nei suoi confronti inizia a diventare patologica.
L’allontamento di Steven da Martin  porta a strani incidenti in casa: prima Bob, il figlio minore, poi la quattordicenne Kim perdono inspiegabilmente l’uso delle gambe senza una causa neurologica evidente.
cervo sacro 2

Ed è solo l’inizio.
Soltanto al minuto cinquantuno allo spettatore viene confessata la verità dallo stesso Martin: così come suo padre è morto per mano di Steven (ubriaco al momento dell’operazione) anni prima ora deve avvenire il sacrificio di un membro della famiglia del dottore per sua stessa mano.

Martin si fa portavoce (al limite del delirante) di una giustizia quasi sovrannaturale che stona con il pragmatismo, il gergo medico, la concretezza vista fino a questo punto del film. Steven, dunque, è un duplice peccatore; agli occhi di Martin è un assassino, agli occhi dello spettatore un bugiardo. Infatti oltre la candida facciata di uomo perfetto ed elegante si nasconde un fatto tragico, in un passato che egli vuole nascondere anche a se stesso oltre che a chi guarda.
In primis una dipendenza grave dall’alcool e, ad esso correlato, un omicidio.
Ora deve affrontare quel passato scegliendo chi uccidere pena la morte progressiva di tutti i suoi cari secondo la “profezia” .
In questa situazione assurda il volto oscuro del dottore emerge. Fortissima è la scena in cui il protagonista tenta di far camminare Bob forzatamente e, non ottenendo nessun risultato, lo lascia cadere a terra per poi minacciarlo di fargli mangiare tutti i suoi lunghi capelli se non avesse smesso di fingere la paralisi.

Il quadro di famiglia perfetta è definitivamente sgretolato e perfino il cinico Steven inizia a cedere al fatalismo della profezia secondo la quale le vittime supereranno quattro fasi (paralisi, mancanza di appetito, sanguinamento dagli occhi, morte).

FEDE E SCIENZA (GIUSTIZIA DIVINA E GIUSTIZIA UMANA)
Evidente nella pellicola il riemergere dall’antico paradigma fede-scienza qui declinato nello scontro tra giustizia umana e giustizia divina.
Steven è indubbiamente colpevole e la legge degli uomini non lo ha punito. Martin, una sorta di profeta-giustiziere è pronto a farlo manipolando anche Anna, la moglie di Steven, al fine di ristabilire l’equilibrio.

Il pensiero logico si scontra con il pensiero emotivo\narrativo che né Steven né Anna riusciranno mai a fare proprio. Ne è un esempio la donna che, dialogando col marito, evidenzierà la scelta più logica ovvero uccidere uno dei due figli, facilmente rimpiazzabile in caso la coppia decida di farne un altro.
L’assurdo è ovunque.

L’ ASSURDO
Chiusi nel loro mondo borghese in cui tutto, comprese le emozioni, la semplice vita familiare, è medicalizzata anche la vita sessuale fra i due coniugi ricalca i loro ruoli in ospedale: lei finge di essere incosciente, in anestesia totale mentre lui la spoglia. L’atto sessuale avviene in un’atmosfera ovattata così come le reazioni innaturali dei personaggi.
Ogni minuto risulta fuori da ogni realtà. Oltre l’apparenza puramente razionale del mondo ove la storia si svolge tutto si capovolge in una fantasia perturbante in cui anche i bambini, prime vittime della paralisi, inspiegabilmente sono già a conoscenza della profezia e di ciò che avverrà loro in caso il padre non prenda una decisione. Una consapevolezza che però non porta a reazioni drammaticamente esasperate bensì ad un’apatia cinica di fronte alla prospettiva di morte.

  “Can i have your mp3 when you’re dead, please?” (Kim, rivolta a Bob)

Circondati dal lusso della loro casa e dall’agiatezza delle loro vite, Bob e Kim non hanno tutto questo interesse a vivere e le loro menti appaiono molto più fragili, toccate da un dramma al quale non hanno contribuito ma che li ha sempre segnati sin da bambini. Un padre alcolista che ha ucciso un paziente e una madre algida e disinteressata emotivamente incapaci di crescere dei figli, invitati quotidianamente a sopperire alle aspettative su di loro create in un clima di omertà familiare atto a mantenere l’idea di una famiglia unita e intoccabile ma priva di legami veri (gli stessi Steven a Anna sono uniti dalla sessualità, unico mezzo di comunicazione tra i due).

La tristissima e angosciosa aridità affettiva unita al tema dell’assurdo si riassume nella scena in cui Steven,durante l’incontro genitori-insegnanti a scuola, chiede al professore dei figli quale tra i due preferisca come se desiderasse permettere a uno semisconosciuto di scegliere quale tra i due salvare e quale, invece, immolare.
L’assurdo raggiunge l’apice in una delle ultime scene in cui Steven, a volto coperto e con un fucile in mano, gioca ad una perversa roulette russa per non assumersi la responsabilità della scelta, ruotando in tondo fino a colpire involontariamente la sua vittima.

OPINIONE PERSONALE
I sensi di colpa, la negazione e il razionalismo esasperato di Steven, il tentativo di salvaguardare le apparenze a ogni costo, la violenza occulta in ognuno di noi, il mondo oscuro della scienza mi fanno pensare al “Sacrificio del cervo sacro” come appartenente ad un genere drammatico-perturbante di eredità Kubrikiana mai stato così realistico.

Ho amato molto questo film che, come molti altri nel suo genere, ha diviso il pubblico.cervo sacro 3

Sia per mia inclinazione personale sia per la vicinanza allo stile eclettico e provocatorio di Lars Von Trier la pellicola mi ha tenuto col fiato sospeso dai primi minuti sino agli ultimi, esasperati attimi di follia grazie anche all’incredibile colonna sonora (tra cui lo Stabat Mater di Schubert).

L’identificazione con qualche personaggio è impossibile a causa della totale mancanza di empatia all’interno della trama ma, proprio questo risultato, è l’obiettivo di tutte le scelte stilistiche: l’estraniamento totale dello spettatore che esce dalla sala cinematografica confuso, perplesso ed inquieto ma consapevole della natura perversa dell’animo umano.

Articolo a cura di Sara Moroncelli

 

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